L’Autorità Portuale di Messina ha inviato a Palermo il Piano regolatore del porto (Prp) e il Rapporto ambientale. Adesso, come previsto dal Patto per la Falce sottoscritto il 26 gennaio 2016, la palla passa all’Autorità ambientale competente per l’Assessorato regionale del Territorio e dell’Ambiente che, entro trenta giorni, si è impegnata a predisporre il parere sul Prp.
Com’è noto la sottoscrizione del Patto per la Falce ha destato grande entusiasmo perché ritenuto giustamente il primo passo propedeutico al perfezionamento dell’iter di approvazione e, si spera,  di realizzazione del PRP, indispensabile per la riqualificazione e il rilancio economico, culturale ed ambientale della zona falcata e dell’area portuale, ma anche per il futuro della città e della Sicilia. In attuazione del Patto, l’Amministrazione Comunale e l’AP hanno siglato l’intesa, per la definizione dei parametri urbanistici del Pio (Piano d’Inquadramento Operativo) della zona Fal 3 del Prp.

Intesa nella quale però l’AC ha imposto vincoli e modifiche che, a nostro avviso, potrebbero compromettere la valenza economico finanziaria degli investimenti pubblici e privati necessari per attuare il Prp. Si pensi, ad esempio alla riduzione delle “quantità edificatorie attualmente previste ……., all’adozione di un Indice di Utilizzazione Territoriale (IUT) non superiore a pari a 0,2 mq/mq, ……. alla cubatura massima consentita non superiore a 25.000 mc ………..all’altezza degli edifici non superiore a 15 m ….. “ o alle funzioni rigorosamente definite riguardanti le attività terziarie, le aree di rispetto, le attività sportive e la mobilità.
Per evitare che l’iter così faticosamente riavviato si blocchi ancora, riteniamo che, in attesa della definitiva approvazione del Prp da parte della Regione Siciliana, non si debba stare con le mani in mano.

E’ indispensabile che nel tavolo tecnico coordinato dall’Università, che decide eventuali modifiche del Prp, debbano partecipare anche gli stakeholders territoriali (organizzazioni imprenditoriali e sindacali, ordini professionali, ecc…) per fare riferimento alla stessa logica della “programmazione partecipata” con la quale si è redatto il Piano Regolatore del Porto.
Solo così si potranno evitare modifiche capestro. Infatti solo gli stakeholders territoriali, prioritariamente gli imprenditori dei settori turistico, commerciale, dei servizi marittimi a terra, ecc…, hanno adeguata competenza per chiarire se i paletti imposti dall’AC siano compatibili con la convenienza degli investimenti e i rendimenti attesi.

 

(NdR)
Sul ruolo degli stakeholders (portatori di interessi) abbiamo opinioni diverse o più articolate.
Siamo convinti, infatti, che le scelte strategiche per lo sviluppo sia competenza esclusiva della Politica, la quale deve ascoltare tutti, enti locali, cittadini e portatori dei vari interessi (non solo operatori del settore) ma poi deve essere capace di trovare una sintesi (l’arte della politica) e decidere nell’interesse della comunità e nel rispetto delle leggi.