Dai Consiglieri comunali del PD   Felice Calabrò  e Gaetano Gennaro riceviamo:

“Il 21 novembre u.s. il consiglio comunale ha esitato favorevolmente la proposta di delibera n. 91 del 19.11.2018, avente ad oggetto: “Approvazione schema di contratto di servizio Azienda speciale Messina Social City”. Invero, il civico consesso ha nei fatti dettato, poiché organo legislativamente competente, le regole atte a disciplinare i rapporti tra l’ente locale e la nuova azienda speciale de qua, istituita per occuparsi di servizi sociali.

Felice Calabrò

Orbene, partendo dai presupposti valoriali che soggiacciono alla scelta consiliare e amministrativa connessa alla costituzione della detta azienda, ossia la soddisfazione dei bisogni reali e concreti della cittadinanza meno abbiente, quale obiettivo primario, e la tutela dei lavoratori impegnati nel settore e già impiegati presso le cooperative sociali, quale obiettivo connesso e conseguente, si rendono opportune alcune, seppur brevi, riflessioni in ordine alla proposta di delibera oggi esaminata in II commissione, avente ad oggetto la: “Ratifica del contratto di servizio già approvato dal Consiglio Comunale, nella formulazione così come stipulato in data 13.03.2019 tra il comune e l’azienda Speciale denominata “Messina Social City”, registrato c/o l’Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale di Messina, in data 15.03.2019 al n. 510”.

Gaetano Gennaro

Dall’esame di tale ultima proposta di delibera, n. 63 del 18/4/2019, istruita dal Dipartimento Politiche Sociali, si appalesa, sotto il profilo prettamente formale – amministrativo una gravissima discrasia tra quanto deliberato, votato e approvato dal Consiglio e quanto, invece, sottoscritto dalle parti attive (Ente locale/ Azienda speciale). L’amministrazione attiva, e per essa il dipartimento preposto, infatti, ha sottoscritto un contratto di servizio diverso da quello approvato dall’organo consiliare, discostandosi, dunque, dalle indicazioni date dall’istituzione competente. Già sotto questo profilo, sopra brevemente articolato, appaiono banali le seguenti domande: 1) è legittima la sottoscrizione di un contratto di servizio diverso dallo schema approvato in consiglio? È corretto l’iter deliberativo seguito dagli uffici? Ovvero, sarebbe stato più corretto (e forse logico) proporre – nell’immediatezza della sottoscrizione, e comunque, sempre preventivamente – al consiglio comunale una proposta di delibera modificativa della precedente che garantisse l’allineamento tra lo schema esitato e il definitivo atto da sottoscrivere (poi di fatto firmato)? In verità, riteniamo che per rispondere ai superiori quesiti, che comunque, incombono in maniera impietosa e dirompente, non occorra un master in diritto amministrativo e/o, ancor meno, una laurea in giurisprudenza.

Inoltre, sotto il profilo sostanziale, è doveroso conoscere le motivazioni sottese alle modifiche apportate, per comprendere se vi è stato errore, ed eventualmente ove è stato commesso, tenuto conto anche del fatto che si è disattesa un’indicazione chiara e diretta data dall’organo consiliare, frutto di uno specifico emendamento, in ordine ai servizi da contrattualizzare. Tale esercizio di verifica sarà utilissimo al fine di ponderare la validità dei pareri che i vari organi, sia monocratici che collegiali, rendono per garantire la regolarità tecnica e contabile delle proposte di delibera sottoposte al vaglio del Consiglio, per non tacere della legittimità stessa delle proposte. Appare, quindi, in tutta la sua lapalissiana evidenza la natura dirimente di tale ultimo quesito, rispetto alla regolarità/legittimità della stessa attività consiliare, atteso che la proposta di delibera esitata favorevolmente lo scorso novembre, e poi disapplicata, era corredata ad tutti i pareri necessari.

Infine, sotto il profilo più squisitamente politico, non può essere sottaciuta la gravissima dissonanza tra l’indirizzo dato dall’organo politico per eccellenza e la non fedele attuazione resa dall’amministrazione attiva. Quest’ultimo dato, invero, si appalesa sconcertante poiché pone in dubbio la lealtà del e nel rapporto tra istituzioni.

Certamente di tale corto circuito, che potrebbe avere serie e gravi conseguenze, dovrà risponderne nella sede deputata l’assessore al ramo.”