Alessandra Todde, ex amministratore delegato di Olidata, ha rassegnato le dimissioni per accettare la candidatura a capolista per le isole Sicilia e Sardegna, con il Movimento 5 Stelle, alle elezioni europee del prossimo 26 maggio. Una candidatura che ha fatto molto discutere, in quanto definita da diverse parti “imposta dall’alto”, ovvero da Luigi Di Maio.

Acqua e sapone”, molto preparata, dinamica e determinata, lo si intuisce alle prime battute. Una di quelle persone che hanno un unico obiettivo: portare a termine un lavoro. Un’imprenditrice dalla lunga carriera professionale, una che sa il fatto suo, nominata, lo scorso dicembre, tra le Inspiring Fifty Italiane, un riconoscimento tributato alle cinquanta donne più influenti nel mondo della tecnologia.

L’abbiamo incontrata stamattina, in una delle tappe sul territorio messinese.

Ai nostri microfoni lascia scivolare la provocazione sulla polemica “designazione calata dall’alto o meno” e risponde: ”Quello che per me è importante, è spiegare come è nata questa candidatura. Io non avrei mai pensato di fare politica, nella mia vita non ho mai fatto politica. Ho sempre vissuto all’estero e mi sono rapportata all’Italia come una migrante che tornava a trovare i suoi affetti. Quello che mi ha spinto ad accettare è stato quello che ho trovato. Sono sarda e non mi è piaciuto molto quello che ho trovato dal mio lungo viaggio estero. Ho trovato un’isola povera, disperata sotto alcuni aspetti, dove non c’era più nemmeno la speranza per il futuro”.

Ed ancora continua: “Io potevo portare un’esperienza lavorativa, però ho deciso di mettermi in discussione, perché credo che la società civile si debba impegnare”.

Perché l’Europa è importante per la Sicilia e per l’Italia?

“Le norme che arrivano ai cittadini spesso non hanno nulla a che vedere con le nostre tipicità, con le nostre differenze. È un’Europa che ha smesso di essere dei cittadini, ed è diventata un’Europa dei burocrati, a trazione dei Paesi più forti. Non c’è un’uguaglianza, i Paesi più forti decidono le regole e le impongono a tutti gli altri. È necessario per i cittadini pensare che se non si vota in Europa, come possiamo noi cambiare le regole? “.