Il Commissariato dello Stato per la Regione Siciliana ha impugnato l’articolo 5 del ddl 336-338

Il Commissariato dello Stato per la Regione Siciliana ha impugnato l’articolo 5 del disegno di legge n. 336 – 338, dal titolo “Interventi per l’eliminazione delle carcasse di animali e per la prevenzione del randagismo. Interventi in favore dei comuni in crisi finanziaria”, approvato dall’Assemblea Regionale Siciliana il 5 agosto 2010, per violazione dell’art. 81, 4.to comma della Costituzione.

Di seguito la motivazione del Commissario dello Stato per la Regione Siciliana:

“l’articolo 11 della legge regionale 14 maggio 2009, n 6, modificato dalla norma censurata testé approvata, prevede l’erogazione di anticipazioni di cassa a carico del bilancio regionale, nel limite del 30 per cento del fondo per le autonomie locali, in favore dei comuni per far fronte ad esigenze di ordine pubblico e/o situazioni di emergenza comprese quelle relative alla gestione integrata dei rifiuti.

Le anticipazioni concesse devono essere recuperate in base ad un dettagliato piano finanziario di rimborso, approvato con Decreto del Ragioniere regionale, a valere sui trasferimenti in favore degli enti locali… o con eventuali altre assegnazioni di competenza dei medesimi. […]

Con la norma censurata, il legislatore interviene disponendo che il termine per il rimborso delle anticipazioni già erogate e/o da erogarsi sia determinato in 10 anni, omettendo non solo la necessaria quantificazione degli oneri finanziari derivanti, ma anche l’indicazione delle risorse con cui farvi fronte, ponendosi pertanto in evidente contrasto con il precetto posto dall’art. 81, 4.to comma della Costituzione.

Questa Corte ha infatti più volte precisato che “il legislatore regionale non può sottrarsi a quella fondamentale esigenza di chiarezza e solidità del bilancio cui l’art. 81 Cost. si ispira” […]

Nella sentenza n 213 del 2008, inoltre, questa Corte ha ribadito che il principio posto dall’art. 81, 4.to comma della Costituzione è vincolante anche per le regioni a statuto speciale […]

Ogni finanziamento ed ogni anticipazione ha un suo costo che non può essere compensato con la mera restituzione della somma anticipata, considerando l’operazione finanziaria una mera partita di giro che non necessita di copertura, in quanto trova compensazione tra i capitoli di entrata e di spesa del bilancio regionale.

Questa Corte, infatti, nella sentenza n 54 del 1983, ha puntualizzato che “ per aversi una partita di giro in senso proprio l’ente regione dovrebbe porsi come debitore e creditore nello stesso momento e per identico ammontare” mentre ciò non accade evidentemente nella fattispecie in esame in quanto la restituzione delle somme anticipate in un anno finanziario è dilazionata in numero diverso (dieci) di esercizi rispetto a quello originariamente determinato al momento della concessione dell’anticipazione.

Inoltre l’imputazione al capitolo di entrata dei proventi del recupero è soltanto la soluzione contabile imposta dallo stesso meccanismo dell’anticipazione che non comporta l’idonea copertura della spesa richiesta dall’art. 81 della Costituzione.

La via prescelta dal legislatore regionale in quanto implica “la necessaria scissione tra la fase dell’anticipazione e quella del recupero”… offende l’invocato precetto costituzionale nonostante le cautele disposte dall’art. 11 della L.R. n° 6/2009 per garantire il rientro delle risorse anticipate.

Poiché “ l’anticipazione costituisce pur sempre un nuovo onere a carico del bilancio regionale, la relativa copertura va reperita ai sensi dell’art. 81, ultimo comma Cost., attraverso i mezzi consueti: cioè con quelle fonti di finanziamento della spesa che consentono di non alterare nel corso dell’esercizio i dati impostati nel bilancio di previsione” […]

Determinante è altresì la considerazione svolta da questa Corte nella sentenza n 30 del 1959, secondo cui non si può assumere che mancando nella legge ogni indicazione della cosiddetta “copertura”, cioè dei mezzi per far fronte alla nuova o maggiore spesa, si debba per questo solo fatto presumere che la legge non implichi nessun onere o nessun maggior onere. La mancanza o la esistenza di un onere si desume dall’oggetto della legge e dal contenuto della stessa che, nel caso in esame, in base alle argomentazioni svolte comporta invece un innegabile nuovo, maggiore costo per l’amministrazione regionale suscettibile dialterare gli equilibri ed i saldi finanziari per il corrente esercizio nonché per quelli futuri in assenza di una apposita, idonea manovra correttiva”.