PD: “adesso l’amministrazione riferisca al Consiglio della pianificazione del territorio”
Il Comune di Catania ha recepito il Piano Casa approvato dall’Assemblea Regionale Siciliana (ARS) il 23 marzo 2010.
Nel capoluogo etneo, gli edifici con tipologia unifamiliare o bifamiliare ad uso residenziale o di ufficio, ultimati entro il 31 dicembre 2009, possono essere ampliati nei limiti del 20% del volume esistente; gli edifici residenziali ultimati entro il 31 dicembre 2009 soggetti a demolizione possono essere ricostruiti con un aumento del 25% del volume. Qualora siano ricostruiti adottando sistemi che utilizzano fonti di energie rinnovabili per realizzare l’autonomia energetica, il volume dell’edificio può essere incrementato sino al 35%.
La delibera è stata redatta d’intesa con la Soprintendenza ai Beni Culturali, il Genio Civile e con gli ordini professionali degli Ingegneri e degli Architetti della Provincia di Catania.
Ricordiamo che il Piano Casa è un provvedimento del Governo Berlusconi finalizzato a sostenere il settore edilizio.
Poiché riguarda l’organizzazione dei territori comunali, il provvedimento approvato dall’ARS contiene una norma (articolo 6 comma 4) che autorizza le amministrazioni comunali ad adeguarlo alle esigenze territoriali inserendo esclusioni o limitazioni al provvedimento stesso. In tal modo, amministrazioni e consigli comunali sono stati chiamati non ad una semplice presa d’atto, ma a decidere il volto delle città che amministrano.
“L’amministrazione comunale di Catania ha compiuto una scelta di natura culturale”, spiega l’assessore all’Urbanistica e Vice Sindaco del Comune di Catania Luigi Arcidiacono. Ovvero ha escluso l’applicabilità del Piano Casa alle aree sottoposte a vincolo paesaggistico (la zona compresa tra Piazza Europa e il borgo di Ognina e Villa Castelluccio nella zona limitrofa al parco Tondo Gioieni); alle “aree private vincolate”, cioè alle aree che comprendono edifici di grande pregio architettonico e alle ville costruite antecedentemente al 1940. Ha limitato l’applicabilità della norma, allo scopo di preservarne determinate zone individuate a seguito di una analisi storico-urbanistica, nei quartieri Cibali, Consolazione e San Cristoforo.
Esclusioni e limitazioni posti dall’amministrazione comunale per conservare l’identità culturale della città di Catania.
Le ville che impreziosiscono il centro urbano furono costruite dalle famiglie borghesi del tempo come case di villeggiatura nelle aree di campagna, stante che l’espansione della città è successiva. Nei quartieri Cibali, Consolazione e San Cristoforo sono state limitate le aree che mantengono l’assetto viario originario e le tipologie edilizie tipiche della cultura contadina (casa terranea con cortile).
L’opposizione, Partito Democratico e La Destra-Alleanza Siciliana, condivide l’impianto della delibera.
Tuttavia, per il PD l’approvazione del Piano Casa rende non più procrastinabile la pianificazione generale del territorio. Durante la seduta consiliare, i democratici hanno presentato due ordini del giorno, entrambi approvati dall’assemblea: l’uno invita l’amministrazione a predisporre i piani di recupero dei quartieri Cibali, Consolazione e San Cristoforo, l’altro impegna l’amministrazione a riferire al Consiglio circa l’applicazione del Piano Casa.
Secondo Nello Musumeci, de La Destra-Alleanza Siciliana, la pianificazione del territorio comunale non può trascurare le difficoltà del comparto edilizio, inclusi i professionisti costretti dalla crisi prima ad associarsi e poi ad interrompere l’attività.
Critiche alle quali il Vice Sindaco e assessore all’Urbanistica Luigi Arcidiacono ha replicato: “il Piano Casa è una importante tappa, certamente non rappresenta il traguardo della mia amministrazione”.