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Oggi è stata convocata una seduta aperta a palazzo Zanca per affrontare il problema dell’Ospedale Piemonte e del Piano sanitario regionale. La sensazione principale è quella che in assemblea i membri si parlino addosso senza reali speranze di soluzione, come ballerini che danzano “La morte del cigno”, sapendo che ormai, nonostante alcune voci “contro” (come il Comitato, popolare e spontaneo, Salviamo l’Ospedale Piemonte, per il quale abbiamo ascoltato l’intervento di Marcello Minasi, Sostituto Procuratore, per anni Presidente del Tribunale del Malato), non c’è più molto da decidere a proposito della struttura ospedaliera Piemonte: sarà ridotta nelle sue capacità di accoglienza dei malati di ogni genere e tipo, e via via le riduzioni causeranno una morte lenta e silenziosa proprio perché realizzata poco per volta. Consiglio Comunale di MessinaIl prof. Dario Caroniti (PDL), assessore alle politiche per la famiglia, alle politiche per la sicurezza e ai rapporti con le chiese, è critico ma non così drastico, e ci spiega che la struttura dell’ospedale Piemonte non è stata considerata a norma rispetto alla legislazione sul rischio sismico (in ultimo quella stabilita dopo i fatti dell’Aquila) e la Regione siciliana ha approfittato di questo per sottrarre una risorsa alla città cercando di accorpare il Piemonte al Papardo. Questa scelta però non tiene completamente in conto della allocazione della città: dire che sono sufficienti due ospedali, “periferici” per la zona in cui si trovano, senza considerare che Messina si sviluppa lungo una costa di 45 chilometri e immaginare che dal centro della città bisogna arrivare o al Papardo o al Policlinico in caso di bisogno, significa uccidere delle persone. Per evitare che questo possa accadere, per fare pressione affinchè la necessaria ristrutturazione possa avvenire nei tempi più rapidi e per evitare che succeda un altro “caso Margherita”, cioè un altro abbandono, un’altra sottrazione di risorse che non tiene in conto delle necessità della nostra comunità, servono interventi approfonditi. C’è nei nostri amministratori una grande trascuratezza, approssimazione e omissione di azioni da offrire alla città della quale non si considerano le caratteristiche. (E poi, dietro l’accanimento nei confronti del Piemonte forse non c’è un progetto di palazzoni e cemento?) Nino Carreri, consigliere di “Risorgimento messinese”, ci dice che la nostra politica è quella dello struzzo che nasconde la testa sotto la sabbia per non vedere ciò che succede: c’è una intenzione di portare alla chiusura senza invece andare a ricercare scrupolosamente una soluzione, per dare stabilità alla struttura se ce n’è bisogno e per mantenere al centro-città un punto di riferimento indispensabile per chiunque ne abbia necessità. L’attacco al Piemonte è l’attacco al cuore della città.