Il Consiglio dei Ministri ha deliberato di non impugnare la legge della Regione Siciliana che determina la strategia per la tutela del valore antropologico della pesca mediterranea e per la modernizzazione e promozione dell’impresa ittica.
Si tratta di uno strumento normativo necessario, stante che la Pesca è un’attività “primitiva”. Il mare è “un enorme serbatoio di materia adatta a favorire lo sviluppo della vita. Ogni metro quadrato di superficie di mare ha sotto di sé decine o centinaia di metri cubi di liquido entro il quale si sviluppa il plancton. Esso forma l’alimento di numerosissimi animali marini di piccole dimensioni, con i quali si alimentano a loro volta animali di taglia sempre più grossa. L’uomo, con la pesca, raccoglie animali di taglia piccola, media e grande, a seconda del tipo di pesca e del periodo dell’anno, e sempre che il processo di crescita e di sviluppo del plancton avvenga indisturbato come nelle centinaia di anni precedenti”.
Tra le varietà di pesce che abitano il mare mediterraneo spicca la sardina, sia per le proprietà nutrizionali sia per la capacità di alimentare una fiorente industria conserviera.
La tradizione orale vuole che la sardina sia il “pesce dei poveri”; il perché ce lo spiega Simone, pescatore del borgo marinaro di Acicastello (Catania).

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