citta insieme
L’associazione Città Insieme – dal 1987 sensibile ai problemi di ordine politico-sociale del capoluogo etneo – in una nota alla Stampa elenca quelli che a suo giudizio sono i punti di debolezza dell’amministrazione del sindaco democratico Enzo Bianco. Il documento cade ad una settimana dall’apertura della Festa dell’Unità, che questo anno si svolgerà a Catania dal 28 agosto sino all’11 settembre nella storica Villa Bellini.
Di seguito il testo:
“L’azione amministrativa di questa giunta ci sembra sbiadita, episodica, emergenziale, folkloristica, povera di progetti di ampio respiro, realistici e significativi, in preda agli interessi, non sempre chiari e trasparenti, di tanti, già in forze nelle passate amministrazioni, allegramente saliti sul carro del vincitore.
Comprendiamo le difficoltà legate alla disastrosa congiuntura economica: si tratta di mantenere a galla una barca che fa acqua da tutte le parti. Ma in questo caso sarebbe molto più decente sottolineare davanti ai cittadini queste difficoltà, piuttosto che ricercare consensi attraverso interventi che fanno parte della più ordinaria e doverosa amministrazione.
Molte voci si levano nella città per le realizzazioni che il governo cittadino considera straordinarie e positive, ma che altri giudicano errate o di ordinaria amministrazione: l’abbattimento del ponte Gioeni senza la correlativa implementazione di un piano viario in grado di sostenere la mole quotidiana di traffico, gli errori a catena nella progettazione della pista ciclabile al Lungomare, le numerose e frequenti inaugurazioni.
Altre voci, ed a ragione, si levano in difesa della trasparenza e della legalità per alcune clamorose gaffe della Amministrazione: l’inaugurazione della Strada degli Artisti con tanto di foto a braccetto con un uomo ritenuto prestanome di un clan mafioso, la intempestività nelle decisioni e negli affidamenti di servizi pubblici ad alto impatto sociale. Per ultimo l’affidamento ad un noto pluripregiudicato, cugino di un boss mafioso, della sorveglianza delle spiagge libere della Playa: anche se assunto dalla ditta privata che ha vinto l’appalto del Comune era pur sempre pagato, seppur indirettamente, dalla collettività. La persona in questione, dopo accese polemiche, ha capito e si è dimesso.
Ma questi episodi, pur deprecabili, non sono il male. Sono i sintomi del male, del disagio profondo della città, dell’assenza di un serio impegno amministrativo che sia in grado di portare Catania fuori dalla palude nella quale è precipitata anche per l’inerzia e il menefreghismo dei suoi abitanti.
Città Insieme, con tutte le difficoltà che comporta questo impegno in un ambiente come quello catanese in cui le prime botte te le prendi da chi dovrebbe essere un tuo compagno di strada, è sempre attenta non solo ai sintomi, ma ai mali, ai mali veri, profondi di questa città purulenta non solo in superficie, ma nelle fibre più profonde della convivenza e dell’impegno sociale e civile.
È evidente che siamo disgustati davanti a questi episodi, ma siamo molto più preoccupati davanti ai problemi più seri della città il cui esame fa quotidianamente parte del nostro lavoro: la disintegrazione dei servizi sociali, il disastro dell’AMT (Azienda Metropolitana Trasporti), la inarrestabile decadenza economica e la mancanza di prospettive per un taglio alle carissime tasse, la cronicizzazione della criminalità, soprattutto giovanile, l’aumento dei tassi di dispersione scolastica e la disgregazione dei contesti familiari, soprattutto quelli meno attrezzati economicamente, il degrado urbano che sommerge tutto e tutti, lo stato dei nostri parchi, l’assenza di un vero coinvolgimento della cittadinanza nelle scelte strategiche, risposte poco chiare negli ambiti della sicurezza e dell’ordine pubblico.
A tutte le voci che si levano contro la giunta Bianco ne vorremmo aggiungere un’altra che riguarda l’incolumità e la sicurezza del nostro territorio: l’assenza di qualunque protesta, pur pavida e timida, da parte della amministrazione comunale, per la disponibilità con cui il governo centrale ha concesso l’uso della base di Sigonella per la guerra in corso.
Una protesta che certamente non avrebbe avuto risultati concreti, ma che avrebbe sottolineato la volontà di pace della amministrazione e dei catanesi”.