Caro Direttore, scrivo questa breve riflessione personale, non coinvolgendo il giornale, ma nell’intento di portare un minimo di chiarezza in una situazione politica artificialmente nebulosa.

Non nascondo di aver ascoltato con stupore e parziale apprezzamento il discorso dell’ex Presidente Conte in Senato.
La prima parte del discorso non lo eleva certo a grande politico (il miglior Presidente del Consiglio affermano coloro che non conoscono la storia, alcuni anche perché 30 anni fa non erano nati o erano talmente piccoli da non poter capire!) ma gli ha  restituito prestigio e dignità come uomo e come politico.
La seconda parte era chiaramente “velleitaria”; al di la dei contenuti e dei buoni propositi  questa parte del discorso si addiceva ad un “nuovo Presidente “ nel presentare  la propria maggioranza ma non a chi  consapevolmente ha già fissato l’appuntamento con il Presidente Mattarella per consegnargli le proprie dimissioni pur in assenza di un voto di sfiducia…

Ma certo come non riflettere sulla dichiarazione della veterana Bonino: “Le dissociazioni postume da un ministro” di cui si è coperto ogni atto “mi sembrano un po’ troppo comode“.

Ho anche apprezzato l’intervento puntuale ed ineccepibile di Matteo Renzi mentre mi sono cadute le braccia, e talvolta vergognato, delle smorfie di Salvini e del suo intervento impolitico di chi aveva perso la bussola quasi  a dimostrazione plasticamente che la solo blasfema esibizione del Rosario non è sufficiente a misurare la caratura di un uomo o di un politico.

Il resto è cronaca che tutti conoscono.

Dico subito che non sono fra i “tifosi” dell’alleanza M5S e PD ma la realpolitik impone a tutti almeno di provare e per il PD di valutare la buona fede e la sincerità di Di Maio, avendo apprezzato la discrezione e la prudenza di Zingaretti.

Sono consapevole che un onorevole compromesso impone alle parti di rispettare i “Punti irrinunciabili” dei vari interlocutori.
Per cui ascoltando le dichiarazioni al Quirinale rilasciate da Zingaretti e Di Maio  mi rendevo perfettamente conto che il PD avrebbe dovuto bere l’inutile calice del “taglio dei parlamentari” e Di Maio avrebbe dovuto tagliare i ponti con Salvini ed accettare il “Governo di svolta” e la filosofia che lo accompagna, prevedendo un “Presidente terzo” alle 2 forze politiche, autorevole, competente e concordato con il Quirinale.

Oggi leggo della cena di ieri sera Zingaretti – Di Maio che giudico  “indigesta” per il Paese.
Appare evidente che Di Maio, da buon napoletano, fa teatrino e si comporta da “guappo”: come si può considerare un “Governo di svolta” un esecutivo guidato dal prof Conte, che ha sigillato e coperto tutte  le magagne, poi denunciate fuori tempo massimo, del ministro Salvini e “garantiva” l’unità fra le 2 forze giallo-verdi ?

La “discontinuità” parte dall’allontanamento del professore pentito, magari riservandogli – visto che era stato baciato dalla fortuna  (!)– una onorevole ed ambita collocazione internazionale.

La richiesta della Presidenza a Conte come “esigenza prioritaria”, dopo averlo dimenticato per giorni, e la sua assenza dai 10 punti illustrati al Quirinale fanno di Luigi Di Maio un dirigente politico solitario ed inaffidabile, esattamente un “falso guappo” !

Se i fatti fossero come li raccontano i giornali ci troveremmo di fronte ad un grave sgarbo istituzionale, al trucchetto delle tre carte, a chi ha “recitato” una parte, a chi vuol tagliare le poltrone degli altri ma resta abbagliato dalla possibilità, promessa da Salvini, di sedersi su quella di Palazzo Chigi ….

Per il bene del Paese e la difesa dei valori democratici, in un momento grave non solo per l’Italia, spero sinceramente di sbagliarmi ritenendo una “Coalizione giallo-rossa” non solo il male minore ma, per il futuro, una fucina, una prova, che qualche cosa di positivo in Italia possa ancora accadere a dispetto dei “nani” che affollano il panorama politico.