“Viviamo in un sistema economico che ha dimostrato capacità eccezionali nel creare valore economico a livello globale, nel promuovere innovazione e progresso scientifico e nell’offrire ai consumatori una gamma sempre più vasta di beni di qualità. Il rovescio di questa medaglia sta nella difficoltà di promuovere un’equa distribuzione delle risorse, di favorire l’inclusione di chi viene scartato, di tutelare l’ambiente e difendere il lavoro.

La situazione è resa particolarmente difficile perché richiede la capacità di adattarsi e di rispondere a due trasformazioni epocali: quella della globalizzazione e della quarta rivoluzione industriale. La prima interpella il lavoro offrendo alle imprese opportunità di delocalizzare da paesi ad alto reddito e con alti costi del lavoro per andare a cercare le medesime qualifiche e competenze in paesi poveri o emergenti dove quel lavoro costa molto meno. In questo modo, mentre opportunità nei paesi poveri ed emergenti aumentano, si rischia allo stesso tempo di innescare una corsa competitiva verso il basso di cui a fare le spese è proprio la dignità del lavoro. La seconda sfida, quella della nuova rivoluzione industriale, è una grande trasformazione del modo di fare impresa che rende obsoleti alcuni tipi di mansioni. Il lavoro del futuro, per essere libero, creativo, partecipativo e solidale dovrà saper vincere queste sfide.

Appare del tutto evidente, da questo punto di vista, l’importanza di costruire politiche che favoriscano l’investimento in due direzioni principali. Da una parte la formazione, l’istruzione e le competenze che saranno sempre più importanti per favorire la riqualificazione del lavoro ed andare ad occupare i tanti spazi aperti dalle nuove potenzialità create. Dall’altra, un compito irrinunciabile e sempre più delicato sarà quello di inclusione degli scartati e dei più deboli. Sapendo che la soluzione non potrà essere quella di una mera erogazione monetaria poiché la dignità della persona passa attraverso la sua capacità di essere utile e di contribuire al progresso sociale e civile. Le forme d’intervento e di aiuto per gli esclusi non potranno non avere come stella polare quella di un approccio generativo che mira ad offrire opportunità d’inclusione e di partecipazione alla vita sociale e produttiva”.

Nelle foto: un caso di politica di inclusione sociale, ovvero il progetto di formazione professionale promosso dal Comune di Acireale, eseguito dal Consorzio Il Nodo, sponsorizzato dal Rotary Club Acireale. Il progetto si è concluso domenica 28 aprile 2019, con la consegna alla comunità di Acireale di un orto sociale allestito presso l’Oratorio di San Filippo Neri. Il progetto prevedeva l’istruzione di un gruppo di migranti alla progettazione e manutenzione di un giardino, attraverso lo svolgimento di attività teoriche e pratiche.