Per gli organi d’informazione ieri in campo c’erano due facce della Messina politica: quella che si riuniva intorno a Francantonio Genovese al Royal e quella che si riuniva intorno all’amministrazione Accorinti a Santa Maria Alemanna.

luigi-sturnioloIn realtà, ce n’era un’altra, che ha sfilato nel pomeriggio per le strade della città, ed era composta da senza casa, senza reddito, studenti (peraltro in un corteo che terminava in assemblea nel Salone delle Bandiere e ha trovato i cancelli di Palazzo Zanca sbarrate e aperte solo dopo lunghe contrattazioni, nonostante la sala fosse prenotata da tempo). Non è casuale che quest’ultima faccia, non sia stata rilevata, essendo questa irriducibile ai posizionamenti politici e non giocabile, quindi, in termini di schieramento ed equilibri.

A ben vedere, le prime due facce sono ormai consunte e non possono rappresentare alcun futuro per la città.
I primi, quelli che c’erano anche prima, alludono ad un ritorno al passato che non ci sarà, essendo stato questo retto da flussi finanziari dai centri alla periferia che non si daranno più nei fatti, stante la crisi economica verticale che vive il paese e che viene fatta pagare soprattutto al Sud (penalizzazione ben meritata da chi ha governato le risorse pubbliche nel meridione fino ad oggi). I secondi vivono nel mondo dei sogni, senza alcun legame sociale, retti ideologicamente da un idealismo manicheo, manettaro e parolaio. Alla fine non sono in grado di fare altro che proporre un liberismo caritatevole (caritatevole a parole, va detto, visto che non riescono a fare nulla neanche per i migranti e riescono a far chiudere persino la Casa di Vincenzo). Sono, infatti, ormai, l’amministrazione dei project-financing, delle assunzioni con le agenzie del lavoro interinale, dell’austerità, del riconoscimento dei debiti, delle delibere portate in aula all’ultimo momento senza possibilità di confronto.
La terza faccia è quella di coloro che San Francesco definiva i “senza-nulla”: senza-casa, senza-reddito, senza-futuro. Per alcuni forse una manica di sciamannati, rappresentano, in realtà, una possibilità di riscatto per questa città. Sono i “senza-nulla” che si rifiutano di restare dentro il piagnisteo e la lamentazione e si riappropriano di ciò di cui hanno bisogno. Lo fanno a volte fuori dal diritto (ad esempio attraverso la pratica delle occupazioni). Questo va detto e rivendicato (una bellissima poesia di Gianni D’Elia, musicata da Claudio Lolli, ci dice che ogni potere all’ovest è impotente).

Ecco, dentro l’inutilità del potere e l’incapacità della norma a soddisfare anche i bisogni più essenziali superare la soglia della legalità può essere legittimo. Ma lo fanno a volte anche dentro il diritto: con le lotte per il lavoro, i servizi pubblici, la democrazia.
Ed in effetti, se solo si guardasse ai contenuti piuttosto che ai posizionamenti o agli equilibri di potere ci si accorgerebbe abbastanza facilmente che Messina vive dentro una crisi democratica devastante.

Che Francantonio Genovese sia tornato dentro lo scontro politico risulterebbe argomento secondario, derubricato ad elemento di dettaglio di uno scenario dalle implicazioni ben più importanti per la vita delle quasi duecentocinquantamila persone che abitano la città dello Stretto (se solo si pensasse alla disparità di reddito tra abitanti del Sud e del Nord si capirebbe quale sarebbe la vera partita da giocare). E’ ben difficile, appunto, che il ritorno sulla scena dell’ex Sindaco possa avere conseguenze concrete, stante il generale processo di marginalizzazione della città di Messina e del Sud in generale, sacrificati alla crisi da un partito (il PD-partito nazione) che è ormai evidentemente il partito del Nord.

La città, infatti, è amministrata da un esecutivo che è una vera e propria anomalia democratica. Privo di sostegno da parte dei partiti tradizionali, non è riuscito (non ha neanche voluto, a dire il vero) a costruire una connessione con la città attraverso strutture di partecipazione democratica alternative (il programma di Cambiamo Messina dal basso proponeva la costituzione delle consulte territoriali e tematiche) e i due soggetti politici che lo sostengono (Indietrononsitorna e Cambiamo Messina dal basso, in ordine di influenza) sono oggettivamente marginali in quanto a consenso in città.
D’altronde, l’amministrazione Accorinti mantiene ancora un consenso e un sostegno, ma non è dato sapere chi e come questi si diano. E questo, da un punto di vista democratico, è cosa più rilevante e grave della loro natura stessa.

A sua volta il Consiglio Comunale risulta essere del tutto delegittimato da una serie di circostanze che lo hanno investito. La prima di queste è una generale mancanza di prospettive politiche e un grado di partecipazione molto scarso. A questo si aggiungono l’inchiesta “Gettonopoli” e i rivolgimenti di fronte sul terreno dello schieramento politico. In questo caso appare evidente che l’aspetto più imbarazzante non è il cambio di casacca, quanto la modalità (tutta basata su legami personali, senza neanche un barlume di giustificazione politica) con la quale questo passaggio di fase si sta dando. Inutile aggiungere che il mantenimento di gruppi consiliari che prima appartenevano ad altro schieramento politico esplicita plasticamente il crollo verticale delle ragioni della rappresentanza politica.

Sullo scenario e sugli equilibri politici cittadini, infine, risulta essere determinante l’intervento della Magistratura.
Non c’è alcun dubbio che le inchieste su Messinambiente, Gettonopoli e Derivati e il loro darsi quasi contemporaneo abbiano avuto l’effetto di rafforzare l’esecutivo cittadino e mettere la sordina a qualsiasi ipotesi di sfiducia fosse stata adombrata in Consiglio Comunale. Fatalmente, l’azione giudiziaria ha finito per avere effetti su un ambito che non dovrebbe essere della Magistratura, mettendo in questo modo in discussione gli equilibri tra i poteri che dovrebbero garantire i normali meccanismi democratici.

Può apparire anche velleitario (ma velleitari sono sempre stati quelli che hanno avuto l’aspirazione di cambiare il mondo), ma dalla democrazia necrotica si esce attraverso la pratica della democrazia dal basso e la distribuzione di ciò che è comune a tutti. E, sebbene questa espressione sia stata sporcata dall’esperienza accorintiana, essa va ugualmente rivendicata, strappata, agitata.

Luigi Sturniolo, Consigliere Comunale