Il progetto di laboratorio teatrale “Volerevolare” nasce nel 2016 ed ha per scopo l’inserimento e l’integrazione di ragazzi diversamente abili, il teatro come “luogo dei possibili“.

Questa compagnia avvia un vero e proprio processo di integrazione tra soggetti diversamente abili e soggetti “normoabili”, distinzione che nel teatro non esiste, perché ciò che nella vita reale sembra diverso nel teatro è “speciale”.

La Compagnia Volerevolare fino a maggio era formata da 18 elementi. Quest’anno si sono aperte le nuove iscrizioni anche a giovani attori che hanno voglia di confrontarsi ed “imparare”, da attori speciali.

 

La compagnia ha organizzato dal 2016, tre rappresentazioni, tutte scritte e dirette da Giovanna Manetto.
Ad oggi la compagnia è ferma, in attesa che la politica decida le sorti del Teatro Vittorio Emanuele.

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(NdR):
il servizio su “Volerevolare” è stato realizzato il 14 settembre ai margini della conferenza stampa voluta dai Direttori artistici del Teatro di Messina (Vedi).

Il pubblicarlo oggi è stata una scelta consapevole per tenere accesi i riflettori sul dramma del nostro Teatro e per fare alcune considerazioni.

Domani sarà a Messina l’ennesimo Commissario della Regione per l’approvazione del bilancio e la modifica dello Statuto dell’Ente: per molti sarà una cosa normale, di routine, ma noi non la vediamo così.

Da una decina di anni, o forse più, assistiamo inerti al lento ma progressivo accentramento a Palermo dei poteri decisionali e gestionali della nostra comunità e questo, oltre ad essere un male per la Democrazia lo viviamo come uno schiaffo alla Città ed in generale alle autonomie locali.

Il tutto nell’assoluto silenzio o con la tacita connivenza delle deputazioni all’ARS !

L’esempio macroscopico lo abbiamo avuto quando due Presidenti di schieramenti politici diversi (Lombardo e Crocetta) hanno cancellato definitivamente laFiera Internazinale di Messina”, proprio quando, con la gestione D’Amore, essa riprendeva vita, diminuiva i debiti accumulati da altri, recuperava un rapporto positivo con l’Autorità Portuale.
Un furto, uno scippo alla città.
E diciamo questo nella consapevolezza che quella non era una “Fiera internazionale” ma un modo saggio per non perdere un marchio (non più ripristinabile) che poteva portare vantaggi, sviluppo e turismo economico a Messina: occorreva una amministrazione locale intelligente per trovare un luogo, nella periferia di Messina o in un Comune vicino, ove costruire con i fondi comunitari una vera Fiera nel centro del Mediterraneo.

L’invidia o la miopia politica dei non messinesi o dei falsi mssinesi ha avuto la supremazia e noi, sempre silenti o distratti come i nostri deputati, abbiamo subito…

Poi abbiamo avuto la “vergognosa” sceneggiata di Crocetta sulle Province: appena eletto il primo ad abolirle per ripristinarle pochi giorni prima della scadenza del suo mandato…

Un modo per gestire direttamente da Palermo tutte le province a mezzo di propri Commissari, altro che rivolizione !

Potremmo continuare con altri esempi, ma restiamo al Teatro.
Da Palermo si è scelto lo stallo:
perché non è stato nominato il nuovo Sovrintendente allo scadere del mandato di Egidio Bernava ?
perché si è deciso di intervenire su uno Statuto, da poco modificato, accentrando alla Regione anche il potere di nomina del Presidente?

Tutto, accettabile o meno, ma con i lunghi tempi dela politica mentre qui a Messina i Direttori Artistici proseguivano il loro impegnativo lavoro “a titolo gratuito” e mentre si distribuivano, in proporzione dubbia che ha il sapore del favoritismo, i fondi regionali.

Di fronte ad un Teatro che si ferma, nella politica ha reagito solo il Sindaco De Luca: intervento apprezzabile per lo spirito ma difficilmente perseguibile in un Comune in “predissesto”

Ma se De Luca avesse, in parte, visto giusto e si decidesse di perseguire la strada dela creazione di una “Fondazione” ?

Gli intelletuali, gli imprenditori, i politici messinesi sono disponibili ad impegnarsi in un ragionamento comune per la città ?