Apprendiamo con soddisfazione la sentenza sulla vicenda dei rimborsi chilometrici della Regione che dovrebbe portare nuova liquidità all’ATM. Ancora non siamo riusciti a leggere totalmente i contenuti e le motivazioni, ma, in tutti i casi, se arriva denaro fresco per il Trasporto Pubblico Locale, l’evento è solo positivo.

La legittima soddisfazione per l’esito della sentenza ci sta tutta ma l’enfasi manifestata da “MessinaAccomuna” appare esagerata. Intanto l’eventuale rimborso è riferito ai chilometri autorizzati dalla Regione e non quelli in eccesso percorsi per decisione autonoma della gestione Foti/Cacciola che hanno aggiunto circa 8 milioni di debito al già disastrato bilancio. E’ inoltre da precisare che, se la Regione non ricorre in appello e ATM incassa il rimborso, la somma in gioco non risolve il problema generale. Nel migliore dei casi, se si sottraggono i 10 milioni del rimborso chilometrico ai circa 80 milioni di debiti ufficializzati dal revisore dei conti, restano 70 milioni di rosso nel bilancio generale (tanta roba) pertanto, fino a prova contraria, l’ATM ereditata da Foti e Cacciola era e resta un’azienda bollita dai debiti e in tali condizioni presto avrebbe seri problemi a pagare gli stipendi.

Durante la trattativa del Salva Messina queste sigle sindacali, prima di sottoscrivere il piano di riequilibrio, invitarono l’ex giunta Accorinti (attraverso i sindacati loro affini) a confutare, carte alla mano, il bilancio disastroso certificato dal revisore dei conti. Al tavolo del Salva Messina nessuno aveva interesse a liquidare ATM, se qualcuno avesse dimostrato per tempo, con documenti ufficiali, che il revisore dei conti ha sbagliato a far di conto e ATM è un’azienda sana col bilancio in pareggio, Sindacato e Consiglio Comunale non avrebbero certo avallato la liquidazione. Gli ex amministratori sono sempre espressi con sparute manifestazioni da piazza Politico/sindacali e vacui comunicati finalizzati alla propaganda. Di documenti ufficiali che smentiscono i numeri negativi presentati da De Luca, ancora oggi non c’è Traccia.

Se nessuno riesce a smentire “seriamente” i numeri presentati dall’attuale amministrazione comunale, le eventuali responsabilità del crac aziendale sono da attribuire solo all’ex giunta Accorinti (e sindacati affini) che, visto il debito ufficiale, hanno messo la polvere sotto il tappeto per anni raccontando di un’azienda fiore all’occhiello.

Approfittando della richiesta di MessinAccomuna al Consiglio Comunale di “rivedere in maniera integrale la linea politica su Atm e partecipate”, invitiamo, ancora una volta, la giunta uscente a presentare nelle sedi opportune la loro versione del bilancio ATM in pareggio o addirittura in attivo e denunciare eventuali mistificatori interessati a gonfiare il debito. Le denunce attraverso i comunicati lasciano il tempo che trovano, si rivolgano alla Procura della Repubblica o tacciano per sempre.

Se finalmente dimostreranno, con fatti e atti ufficiali che l’azienda è economicamente sana, questo sindacato “duro e puro” ma mai prono davanti a nessuno, né alleato strumentale della politica, farà le barricate per difendere la vecchia e “virtuosa” ATM e impedire la liquidazione; ma Parlino i fatti una volta per tutte!!! di chiacchiere e politichese c’è piena la storia dei fallimenti.
Al momento gli unici fatti certificati raccontano che la gestione Foti Cacciola NON PAGAVA I CONTRIBUTI PREVIDENZIALI DEI LAVORATORI, dimostrabile con un estratto INPS di qualunque dipendente. I pignoramenti continui dimostrano altresì che durante la gestione Foti/Cacciola ATM non pagava i fornitori. SE L’AZIENDA AVEVA IL BILANCIO IN PAREGGIO O ADDIRITTURA IN ATTIVO, PERCHÉ NON VERSAVA I CONTRIBUTI DEI LAVORATORI E NON PAGAVA I FORNITORI??? GIRIAMO I QUESITI AGLI ESPERTI DI MARKETING DI MESSINACCOMUNA.

Invitiamo MessinAccomuna alla coerenza quando lancia allarmi apocalittici per l’imminente liquidazione, vale la pena ricordare che la giunta Accorinti, in occasione del contratto di servizio, richiamò e inserì i contenuti della delibera Buzzanca del 14 febbraio 2012 che prevedeva la liquidazione e trasformazione in SpA dell’ATM. In quella fase l’azienda era descritta come virtuosa e la liquidazione non aveva senso perché non motivata dai debiti. Grazie all’intervento tempestivo del sindacato, quello responsabile, attento, duro e puro quando c’è da difendere il futuro dei lavoratori, la giunta Accorinti si vide costretta ad abbandonare il progetto di liquidazione che si stava consumando nel silenzio.”
CISL-FAISA-UGL-ORSA