Messina tra intrecci politico mafiosi, compravendita di voti, collegamenti internazionali per la compravendita di droga, gioco d’azzardo e finanziamenti europei per finanziare le aziende di prestanomi della mafia ha fatto un “gran bel salto di qualità”.

La commissione antimafia dell’Assemblea della Regione Sicilia è arrivata nella Città dello Stretto dopo l’ allarme droga lanciato dalle operazioni internazionali dei giorni scorsi, ha anche chiesto il potenziamento degli investigatori. La Commissione regionale antimafia Claudio Fava, oggi era in Prefettura a Messina. Presenti, oltre S.E. il Prefetto Carmela Librizzi  ed al Presidente Claudio Fava anche altri due membri della commissione Antonio De Luca e Roberta Schillaci.

Le recenti indagini hanno rivelato come Messina non è più città di transito delle grandi rotte della droga e spaccio, ma ormai svolge un ruolo centrale nel narcotraffico internazionale, senza avere come mediatori altre organizzazioni criminali.  Si è alzato il livello quindi la risposta dello Stato deve essere adeguata. È importante salvaguardare e potenziare la Direzione distrettuale antimafia, coprire le carenze di organico, e permettere ai magistrati di lavorare in maniera efficace”.

La Commissione ha discusso delle necessità cittadine con il Procuratore Capo Maurizio De Lucia e il Procuratore aggiunto  Vito Di Giorgio. “I magistrati, riferisce Claudio Fava, ci dicono che c’è un forte arretrato con il 38%  di processi che si concludono con la prescrizione a Barcellona e Patti, ci sono 122 richieste di custodia cautelare a Messina che attendono di essere esaminate dal Gip per reati collegati al traffico di stupefacenti  e che a Barcellona P.G. sono tantissime le prescrizioni,  e quindi  è impellente un aumento del personale per smaltire l’arretrato”.

Così il Presidente Fava “Messina da sempre è stato uno snodo importante per il traffico di droga e  le organizzazioni criminali cittadine avevano importanti relazioni con le altre organizzazioni criminali. Erano queste ultime, però, ha trattare i grossi carichi con i produttori. La Procura  ci ha spiegato che le recenti indagini fanno capire che la malavita messinese  è salita di livello e che hanno deciso un grosso investimento nel settore della droga. Per questo è indispensabile potenziare gli organici dell’amministrazione giudiziaria messinese e quindi coprire a breve le carenze di organico.

Insieme al Presidente Fava, Roberta Schillaci  e Antonio De Luca del M5S riferiscono che le audizioni di questa mattina non si sono limitate alla Procura. I tre deputati hanno incontrato i vertici delle forze dell’Ordine, che hanno confermato anche un altro aspetto, tradizionalmente più noto: ovvero l’elevato grado di permeabilità della mafia catanese nella Città dello Stretto. I Santapaola, dai tempi di Nitto latitante a Portorosa hanno una storica e tradizionale presenza a Messina che con i Romeo ha fatto un passo avanti e ha di recente allargato propri affari. Le indagini su di loro raccontano quanto sia alto il livello di penetrazione di questa mafia nei settori dell’economia “legale” e nel mondo dei professionisti.

In questa città è emersa la presenza più che da altre parti di una borghesia mafiosa, (commercialisti, notai, etc.)  che permette alla mafia di farsi imprenditrice, investire ed entrare nei circuiti legali dell’economia: questo è quello che è accaduto e sta accadendo nel territorio dei Nebrodi quando si sono intercettati i finanziamenti europei ed erano studi di commercialisti e notai che hanno creato il tramite legale per accedere a questi contribuiti.