Da Atm una perenne mistificazione di numeri che continuano a cambiare.

Filt Cgil e Uiltrasporti: abbiamo letto i dati  emersi dalla conferenza stampa con cui i vertici Atm hanno moltiplicato pani e pesci  dei risultati gestionali con l’abilità di navigati prestigiatori, ma ribadiamo che serve un’operazione verità sui bilanci.  Dai liquidatori arriva però  la conferma di un imminente “novembre nero”, dopo aver appena tacciato Cgil e Uil di fare inutili allarmismi sul futuro di stipendi e servizio. 

Ricordiamo che a novembre scorso è stata votata, una delibera di liquidazione che non rispetta la procedura disposta dall’art. 50 dello statuto aziendale e che si sta protraendo in eterno. È stata votata una delibera per la nascita di una nuova Spa in aperto contrasto con un emendamento che era stato poco prima approvato che ne spostava la creazione solo al termine della procedura liquidatoria e un contratto di servizio per la nuova Spa che oggi più che allora è carta straccia. C’è materiale sufficiente su cui gli organi preposti possano esprimersi sulla legittimità degli atti e rinnoviamo la richiesta di una certificazione terza della situazione finanziaria dell’azienda prima di votare altri atti.

Oggi con un gioco di prestigio si torna a fare l’ormai noto balletto dei numeri e a parlare di 32 milioni di “deficit” mentre al contempo ci risulta  in attivo il bilancio 2018, con un patrimonio netto in costante aumento e una relazione dei revisori dei conti aziendali, relativa al 2018, dai contenuti  inquietanti  e su cui l’ATM preferisce “stranamente” non accendere i riflettori della stampa. Il liquidatore Pietro Picciolo ha affermato ieri che i crediti ammontano a 36 milioni, mentre il debito di ATM è di 68 milioni. Ma non si dice che i debiti con l’erario sono in parte costituiti da IVA sui contributi comunali, che deve rifondere il Comune e non farli pesare in bilancio Atm. Non si dice che i rimborsi chilometrici dal 2016 in poi pareggiano il disavanzo. Così come non si fa menzione del valore dell’immobile di via La Farina che aumenterà il patrimonio aziendale quando finalmente verrà riconosciuto di proprietà dell’azienda.

Continua dunque il balletto dei numeri e restano agli atti quegli 80 milioni posti nel piano di riequilibrio dall’amministrazione De Luca, da Cgil e Uil contestati durante il Salva Messina, e che oggi appesantiscono impropriamente il debito a carico dei cittadini.

Ipotizzare pubblicamente inoltre la convenienza di una transazione per il credito dalla regione riconosciuto con sentenza del Tribunale, oggi in fase di appello,  indebolisce palesemente la difesa dell’Azienda come se si volesse fare un autogol e dopo che solo poche settimane addietro ci si era “vantati” di aver politicamente trovato soluzione con l’assessorato regionale per evitare proprio l’appello.

L’unica parte della conferenza stampa che apprezziamo sono i ringraziamenti al personale per i sacrifici ed il grande lavoro fatto in questi mesi, anche se sono gli stessi dipendenti che da questa amministrazione sono stati dipinti nel recente passato come lavativi imboscati  o in esubero. Tralasciamo gli squallidi attacchi ai sindacati e ai sindacalisti, che rimarcano ove ce ne fosse bisogno il clima ed il livello di democrazia e rispetto dei ruoli che si respira in azienda e per il quale sono in atto le necessarie denunce. Ma non possiamo in conclusione esprimere forti preoccupazioni per le dichiarazioni proprio dei liquidatori sul prossimo futuro di Atm che già a novembre potrebbe mettere a rischio gli stipendi che non è altro che la conferma, nonostante le repliche inutili, di quanto queste sigle hanno preannunciato alla luce dei continui anticipi di cassa richiesti per andare avanti alla giornata.