Franco Providenti,  ex magistrato ed ex sindaco di Messina, riflette sulla “sentenza Buzzanca”

Franco ProvidentiLa sentenza emessa dalla sezione elettorale del Tribunale di Messina il 17-9-2010, ha nel dispositivo dichiarato  “la sussistenza di una causa di incompatibilità fra la carica di deputato della regione Sicilia e di sindaco del Comune di Messina, rivestite da Buzzanca Giuseppe”. Subito dopo però “ha rigettato la domanda tendente alla declaratoria di decadenza dalla carica di Sindaco”.

Un  dispositivo contraddittorio ? Pare proprio di si.

Nella motivazione il Tribunale  dopo aver accertata l’attuale permanenza del doppio incarico , ha con disinvoltura sostenuto che, avendo Buzzanca partecipato alle elezioni per Sindaco di Messina, quando era già deputato regionale, abbia con questo comportamento inteso optare per quest’ultima carica, decadendo da deputato regionale.

I giudicanti hanno però sorvolato sul fatto che nessuna legge prevede il meccanismo di decadenza automatica da loro supposto, e che il sindaco ha continuato a fare il deputato, mostrando di non aver rinunciato all’incarico regionale, anche quando la Corte Costituzionale ha sancito l’incompatibilità fra le due cariche. D’altra parte appare ultra-petita, l’affermazione di decadenza da  deputato regionale contenuta nella motivazione, non richiesta in questo processo, ed estranea alla competenza del collegio giudicante.

Forse, i giudici, sul punto di decisione relativo alla delibera di  decadenza, dopo aver evidenziato che essa non è prevista dalle norme che regolano l’elezione del Sindaco, avrebbero potuto rimettere la questione alla Corte Costituzionale, come richiesto peraltro dal Pubblico Ministero. Non facendolo hanno reso ulteriormente contraddittoria la loro decisione. Hanno, infatti, ritenuto sufficiente la declaratoria di incostituzionalità già decisa dalla Consulta, tanto da affermare, in questo procedimento, l’incompatibilità , rendendola però non operativa e quindi inutile….

In realtà questa sentenza  ricorda la categoria giuridica delle “sentenze suicida”, talvolta praticate, soprattutto dalle Corti d’Assise quando fra i giudici togati e la componente popolare, in camera di consiglio, non si riesce a trovare una soluzione condivisa. In quel caso ciascuno sostiene la sua tesi e la motivazione rispecchia i dubbi e le contraddizioni.

La sentenza si presenta volutamente contraddittoria, perché lascia la decisione al giudice d’appello.

Speriamo che ci sia un giudice……..a Berlino.

Franco Providenti