Il Commissario dello Stato per la Regione siciliana solleva “censure di costituzionalità”
cantiereIl Commissario dello Stato per la Regione Siciliana ha impugnato il disegno di legge n. 568 in materia di “Modifiche ed integrazioni alla normativa regionale in materia di appalti”, approvato dall’Assemblea Regionale Siciliana il  13 luglio 2010.
In particolare, il Commissario ha impugnato l’articolo 3, comma 1 lett. d), e), f) e g) e l’articolo 4, commi 5, 6, 7 e 8 del ddl n. 568 per violazione dell’articolo 14 lettera g) dello Statuto Speciale e dell’art. 117 secondo comma lettera e) della Costituzione.
La decisione del Commissario si fonda sull’importanza economica del settore degli appalti pubblici e quindi sulla necessità di disciplinarlo in modo uniforme sul territorio nazionale.
Spiega la relazione del Commissario:
“l’art. 3, comma 1 lett. d) ed f), nel prevedere  che non è soggetto a ribasso d’asta il costo del lavoro e nell’escludere giustificazioni ai fini di quanto disposto dal comma 1-bis 2 inerenti allo stesso si pone in evidente contrasto con quanto previsto dall’art. 87 comma 2, lett. g) del Codice degli appalti, che considera il suddetto costo oggetto di eventuale giustificazione da parte dell’offerente in caso di offerte anormalmente basse.
Così come l’art. 3 comma 1 lett. e), palesemente contrasta con l’art. 86 del Codice degli appalti e con l’art. 55 della Direttiva europea 2004/18/CE in quanto stabilisce in tema di valutazione dell’anomalia delle offerte che le giustificazioni siano presentate dai concorrenti già in sede di gara.
[…]
Infine le disposizioni contenute nell’art. 3, comma 1 lett. g) e nell’art. 4 commi 5, 6, 7 e 8, sebbene riproducano sostanzialmente le corrispondenti norme statali… vertendo entrambi in materia riconducibile alla concorrenza… sono da ritenersi di esclusiva competenza dello Stato e precluse a qualsiasi forma d’intervento del legislatore regionale”.
Nonostante, specifica la relazione, l’art. 14, lett. g) dello Statuto Speciale attribuisca alla Regione siciliana competenza esclusiva in materia di “lavori pubblici, eccettuate le grandi opere pubbliche di interesse nazionale”, ciò tuttavia non comporta che, “in relazione alla disciplina dei contratti di appalto che incidono nel territorio della Regione, la legislazione regionale sia libera di esplicarsi senza alcun vincolo e che non trovino applicazione le disposizioni di principio contenute nel Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture  in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE”.
Il segretario regionale del Partito Democratico, Giuseppe Lupo, ha invitato il governo regionale ad aprire il confronto con le parti sociali. La Sicilia ha bisogno, spiega Lupo, di una legge sugli appalti “che assicuri legalità e trasparenza, evitando sistemi di aggiudicazione che rischiano di avvantaggiare la mafia e di far crescere il lavoro nero”.