Riduzione degli ATO, raccolta differenziata, maggiori competenze ai comuni al centro del ddl.

Il disegno di legge (ddl) sulla «Gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati» (noto come “riforma degli ATO”) è stato approvato dall’Assemblea Regionale Siciliana con sessanta voti favorevoli su sessantadue votanti, presenti in Aula sessantatre deputati; un voto contrario, un astenuto e un voto favorevole perso per malfunzionamento del sistema elettronico.

ARSIl Lombardo-ter (la “maggioranza trasversale” dell’ARS perché ne fanno parte MPA, Gruppo Sicilia di Gianfranco Micciché e PD) considera il disegno di legge una riforma- “anche se siamo convinti che le parole vadano utilizzate sempre con moderazione”, precisano i rispettivi capo gruppo- mentre quel che resta della maggioranza votata dagli elettori nel 2008 e oggi finita all’opposizione (PdL e UDC) lo licenzia come semplice legge di riordino degli ATO.

Il sostantivo riforma indica “qualsiasi movimento o provvedimento che sostenga o realizzi il rinnovamento più o meno profondo di una condizione o situazione esistente, per adeguarla a nuove e diverse esigenze”. Se di riforma si tratta, quale rinnovamento apporta?

Molto sinteticamente, sono almeno tre le direttrici lungo le quali il ddl si propone di aprire un nuovo più efficiente corso alla politica della gestione dei rifiuti, cioè riduzione dei costi, introduzione della raccolta differenziata, responsabilizzazione dei territori attribuendo maggiori responsabilità alle amministrazioni comunali.

Andiamo per ordine iniziando dai costi della gestione, che vengono abbattuti portando il numero degli ATO (acronimo che sta per Ambiti Territoriali Ottimali) da 27 a 10, ovvero uno per ciascuna provincia e uno per le Isole minori. Gli ATO, sino a ieri definiti “carrozzoni clientelari”, sono disciplinati sotto il profilo delle assunzioni: l’articolo 18 fissa il rapporto fra profili operativi destinati al servizio di gestione integrata dei rifiuti e rimanenti profili professionali a percentuali non inferiori all’80% per i primi e al 20% per i secondi.

Il ddl sostituisce alla centralità dei termovalorizzatori come metodo per lo smaltimento dei rifiuti un sistema incentrato sull’ampliamento delle discariche pubbliche esistenti e/o nuove discariche pubbliche, sufficienti per soddisfare il fabbisogno del conferimento di rifiuti delle SRR, Società per la Raccolta e la gestione dei Rifiuti, per almeno tre anni, e promuove l’esercizio della raccolta differenziata della quale fissa gli obiettivi:

entro il 2010 raccolta differenziata al 20 per cento, recupero materia 15 per cento;

entro il 2012 raccolta differenziata al 40 per cento, recupero materia 30 per cento;

entro il 2015 raccolta differenziata al 65 per cento, recupero materia 50 per cento.

L’articolo 4 del disegno di legge mette in capo ai comuni poteri e compiti che spaziano dalla stipula del contratto di appalto per l’affidamento del servizio di gestione integrata dei rifiuti al controllo del pieno adempimento dell’esecuzione del contratto di servizio nel

territorio comunale, dalla determinazione della tariffa d’igiene ambientale (TIA) o della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU) alla adozione del regolamento comunale per la raccolta differenziata in conformità al piano regionale di gestione dei rifiuti, dalla predisposizione delle ordinanze per l’ottimizzazione delle forme di conferimento, raccolta e trasporto dei

rifiuti alla organizzazione di attività di comunicazione ambientale a sostegno della raccolta differenziata, sino al controllo dello stato di attuazione della raccolta differenziata e della qualità del servizio erogato dal soggetto gestore, anche attraverso un comitato indipendente costituito da rappresentanti delle associazioni ambientaliste, dei consumatori e di comitati civici.

UDC e PdL si riservano di esprimere un giudizio appena conosceranno “gli interventi che il Governo proporrà in finanziaria a supporto della riforma dei rifiuti”. Intanto si dimostrano scettici verso le percentuali di differenziata fissata dalla norma: “è a conoscenza il Governo che le regioni del centro-nord, per arrivare al 35 per cento, hanno impiegato sette, otto anni? La Sicilia dovrà essere così virtuosa da raggiungere il 65% in soli cinque anni”.