Da un lettore riceviamo ….

“Ieri sera, tra un arancino e un pitone, ho colloquiato lungamente con un ragazzo di venticinque anni, convinto sovranista. Sosteneva le ragioni dell’Italia, meglio le ragioni del cittadino e del popolo italiano, in difesa dei “confini” e in contrapposizione alle politiche degli organi sovranazionali e internazionali permeabili alle logiche della globalizzazione e della colonizzazione del capitalismo finanziario. Non era di destra. Non era di sinistra. Credeva (crede) in un mondo che può cambiare in meglio a partire dall’impegno in prima persona in imprese sociali e dal dialogo in piattaforme social.

Pongo tre questioni.
  1. Corsi e ricorsi storici dovrebbero suggerire ad ogni sovranista istanze (riconducibili a regni, principati, granducati … etc, etc) separatiste. Giustificate? Praticabili? Convenienti? Non lo so. Tuttavia, non vi è italiano che a ben ben guardare non sia prima e innanzitutto “altro” sacrificato al centralismo degli interni. Non vi è italiano che a ben guardare geneticamente non si sia subordinato a qualche potenza straniera per capricciosamente scornarsi con il vicino. E … la Sicilia? Mi piace ri-pensare a quanto detto nella seconda metà dell’Ottocento dal pittore, incisore, architetto francese Jean Pierre Louis Laurent Hoüel: “Non vi è paese che più sia stato provato da rivolgimenti politici. … E fra tutti questi mutamenti mai si ravvisa un’epoca in cui il popolo siciliano abbia avuto soltanto l’idea di governarsi da solo; sembra che tutti i popoli abbiano il diritto di governarsi da soli; e invece pare che tutti i popoli abbiano il diritto di governare questo bel paese tranne quello che lo abita. E tuttavia questo popolo, degradato dalla costante schiavitù, ha un carattere tutto proprio, che lo ha spesso reso temibile ai suoi dominatori, che lo ha spinto a grandi eccessi e che lo ha talvolta reso degno della genialità delle arti che altri gli avevano fatto conoscere.” In verità … dopo diversi decenni … qualcuno non la pensò così. Lombardo con il Movimento per l’Autonomia? No. Lombardo no o almeno non tanto. Andrea Finocchiaro Aprile, fondatore del Movimento Indipendentista Siciliano (MIS). Pensava ad una Sicilia Nazione. Su di lui Leonardo Sciascia dirà “Ho contraddetto e mi sono contraddetto. Ma le contraddizioni e gli errori non ci consentono di ignorare i meriti di un uomo che si è battuto per tutta la vita affinché la Sicilia tornasse ad occupare in Europa, nel Mediterraneo e nel mondo il posto che la sua storia, la posizione geografica e la operosità del suo popolo le hanno assegnato“.
  2. Chi si batte per le proprie idee fa bene a esternarle cercando di convincere e contaminare altri e … così vicendevolmente. Tuttavia, chi vuole restare se stesso deve anche accettare il rischio di restare da solo. Non si può barattare la coerenza alzando o deviando il tiro del proprio argomentare e del proprio agire per mantenere e accrescere like e follower tra contumelie, balle, risse demagogiche, populiste, anarcoidi. Questo lasciamolo ai cazzari.
  3. Nel 2012, Benedetto XVI, l’emerito papa Ratzinger, per il film “Bells of Europe – Campane d’Europa”, rilascio’ una intervista sul tema dei rapporti fra il cristianesimo, la cultura europea e il futuro del Continente. Gli domandarono … ” Santità … è possibile tratteggiare i contorni della testimonianza visibile dei cattolici e dei cristiani appartenenti alle Chiese ortodosse e protestanti, nell’Europa dall’Atlantico agli Urali, che, vivendo i valori evangelici in cui credono contribuiscano alla costruzione di un’Europa più fedele a Cristo, più accogliente, solidale, non solo custodendo l’eredità culturale e spirituale che li contraddistingue, ma anche nell’impegno a cercare vie nuove per affrontare le grandi sfide comuni che contrassegnano l’epoca post-moderna e multiculturale? Rispose: “Si tratta della grande questione. È evidente che l’Europa ha anche oggi nel mondo un grande peso sia economico, sia culturale e intellettuale. E, in corrispondenza a questo peso, ha una grande responsabilità. Ma l’Europa deve … trovare ancora la sua piena identità per poter parlare e agire secondo la sua responsabilità. Il problema oggi non sono più, secondo me, le differenze nazionali. Si tratta di diversità che non sono più divisioni, grazie a Dio. Le nazioni rimangono, e nella loro diversità culturale, umana, temperamentale, sono una ricchezza che si completa e dà nascita ad una grande sinfonia di culture. Sono fondamentalmente una cultura comune. Il problema dell’Europa è di trovare la sua identità … nella coesione con i grandi valori che ci ha dato il cristianesimo. Solo in questa sintesi l’Europa può avere il suo peso nel dialogo interculturale dell’umanità di oggi e di domani, perché una ragione che si è emancipata da tutte le culture non può entrare in un dialogo interculturale. Solo una ragione che ha un’identità storica e morale può anche parlare con gli altri, cercare una interculturalità nella quale tutti possono entrare e trovare una unità fondamentale dei valori che possono aprire le strade al futuro, a un nuovo umanesimo, che deve essere il nostro scopo.”
Ieri sera, io, datato navigatore di mari di diverse repubbliche, che magari non pensa più di poter cambiare le cose ma … come si dice … di offrire un piccolo contributo per non arrendersi a questo stato di cose … ho ricevuto l’onore di incontrarmi e scontrarmi, con un giovane romantico rivoluzionario. Come è finita? Beh … democristianamente pace e patta.

Emilio Fragale