Riceviamo e pubblichiamo:
“Abbiamo riflettuto prima di scrivere queste righe, e abbiamo deciso di farlo perché riteniamo che tutte le informazioni diffuse sul Venezuela siano strettamente funzionali al progetto di rovesciamento del Governo Maduro, rimuovendo la violenza eversiva e golpista dell’opposizione venezuelana che in termini di gravità politica e sociale, è seconda sola all’ingerenza degli Usa e della UE negli equilibri politici interni di quel un Paese.

Una questione di democrazia e di sovranità nazionale che investe tutti noi.

Reputiamo altresì insidiose, le iniziative che anche in Italia vengono organizzate da associazioni, Ong ecc. che apparentemente non rivendicano alcuna posizione politica e si limitano a descrivere la crisi in Venezuela senza indagarne le cause, facendo passare il messaggio, neanche troppo sotteso, che tutte le responsabilità sono da addebitare al Governo Maduro. Stiamo imparando a conoscere l’ipocrisia imperialista e la logica di alcuni aiuti umanitari, utilizzati come cavalli di troia per incunearsi nelle società dei Paesi invisi agli Stati Uniti e contribuire a destabilizzarli politicamente.

In un sol colpo si calpesta la verità e ci si rende complice dell’assalto alla sovranità, in questo caso del Venezuela.

Sabato scorso si è tenuto un convegno sulla situazione venezuelana. Un convegno, con in bella vista la bandiera a 7 stelle usata dalla destra golpista venezuelana, i cui relatori hanno sciorinato dati palesemente gonfiati per pubblicizzare la campagna di aiuti per il Venezuela e descrivere la crisi economica-umanitaria (quali sono le fonti?) senza soffermarsi sulle cause vere che l’hanno generata. Alfred de Zayas, unico esperto indipendente delle Nazioni Unite in Venezuela, ha dichiarato che la crisi umanitaria è un’iperbole e che la maggior parte dell’economia è ancora in mani private, ci sono numerosi casi di accaparramento e la catena di distribuzione alimentare è scossa dalle guerre dell’opposizione. Elementi scomodi per trattarli in un convegno? Ci sorprendiamo poco: sul Venezuela c’è un bombardamento mediatico con pochi precedenti e una scientifica disinformazione costellata da centinaia di Fake news che secondo lo stratega network Erick Lozano sono circa 3600. Pino Arlacchi ex vicesegretario ONU afferma che siamo dinanzi ad una gigantesca truffa informativa che ci oltraggia ogni giorno con notizie false.

Mentre il Venezuela si ricompattava dopo il Colpo di Stato patrocinato dagli USA e dall’UE grazie ad una fortissima mobilitazione popolare a difesa dell’unico governo legittimamente eletto e della Costituzione, a Messina, con il patrocinio del Comune, si teneva il convegno sulla crisi del Venezuela senza fare minimamente cenno al golpe che 3 giorni prima ha scosso lo Stato venezuelano. Un caso? Una dimenticanza?

Gli interessi in Venezuela sono molteplici e non è un mistero che gli Usa siano interessati a mettere le mani sul Venezuela, sul suo petrolio e sulle sue materie prime, accelerando il progetto di rimodulazione dello scacchiere latino americano.

Vero è che il Venezuela è un paese in crisi. Ma si omette, evidentemente per questioni di posizionamento politico, quali sono le cause scatenanti. Il Venezuela, dopo anni di missioni, campagne mirate a migliorare specifici aspetti della vita della popolazione, che hanno ridotto di molto le diseguaglianze sociali prodotte dai governi amici di Washington, attraversa oggi, un momento di grande difficoltà. Senza dubbio una grande crisi economica, ma nessuno scenario apocalittico o crisi umanitaria che è invece una particolare categoria del diritto umanitario internazionale come più volte ripetuto dai megafoni mainstream occidentale e smentito da FAO e CEPAL, i quali asseriscono che in realtà c’è scarsità di cibi e medicine.

Il Venezuela, come è noto, possiede il 25% delle riserve petrolifere mondiali, fino ad ora la sua economia era sostenuta dall’esportazione del petrolio attraverso l’azienda di Stato Pdvsa, che garantiva risorse per poter finanziare le missioni del governo venezuelano. Fino a quando l’Opec (Organizzazione dei Paesi Esportatori del Petrolio) capeggiata dall’Arabia Saudita ha deciso di far scendere artificialmente il prezzo del petrolio, ufficialmente per contrastare i Frackers, ovvero i produttori di shale oil, sul mercato. Il problema è che da quel momento in poi, allo Stato Venezuelano, sono mancate circa metà delle entrate. Inoltre, il danno procurato dalle sanzioni e dai vari blocchi economici vessatori indotti da USA e alleati tra il 2013 e il 2017 ha comportato la perdita di 350.000 milioni di dollari nella produzione di beni e servizi. Una quantità impressionante di  risorse sottratte per creare instabilità nel Paese. La situazione è peggiorata dal dicembre 2017 a causa delle sanzioni di Trump e del blocco economico e finanziario: un embargo economico distruttivo come quello che subisce Cuba.

Una vera e propria crisi indotta, una guerra economica contro il Venezuela ed il chavismo.

Vorremmo dire alla giornalista Schiavulli che benché non ci sia un conflitto in senso tradizionale, l’opposizione ha prodotto atti terroristici, atti di guerra. Per brevità ricordiamo tutte le manifestazioni in cui si vede chiaramente che la “pacifica e democratica opposizione” è armata e compie violenze di ogni genere, i chavisti bruciati vivi dai “guarimberos” (incappucciati devastatori dei quartieri ricchi di Caracas) gli attentati contro le case popolari da assegnare, l’attentato con un elicottero e con colpi di granate e mitra contro la Corte Suprema e il Ministero degli Interni, l’assalto terroristico contro la sede del Ministero per la Casa che ospita al proprio interno un asilo, l’attentato contro il presidente Maduro con  due droni modello M600, ognuno dei quali conteneva un chilo di esplosivo C4, rivendicato da un gruppo terroristico  composto da alcuni militari dissidenti e i 5 sabotaggi multipli e diversificati del marzo scorso con attentati informatici, cibernetici (con tecnologia USA) ed esplosivi contro centrali e stazioni della rete elettrica che hanno creato un black out di 100 ore provocando alcune vittime. Come si chiama questa se non guerra? Come possiamo non ritenere un atto di guerra il sequestro di tonnellate d’oro e il blocco di 5 miliardi di euro da parte delle banche internazionali?

Un piano di destabilizzazione politica e sociale di uno Stato equivale ad una guerra di aggressione.

È impensabile rimuovere questi eventi “sismici” dal dibattito sulla condizione economica del Paese latino americano!

In questo assedio a farne le spese è la popolazione che ha visto aumentare dell’11% tra il 2016 e il 2018 i casi di denutrizione (dati FAO). Percentuali irrisorie se messe a confronto con quelli dei paesi dell’Africa sub-sahariana dove il 30% della popolazione risulta non nutrita.   A tutto questo sta cercando di rispondere il governo Venezuelano attraverso la distribuzione di generi alimentari da parte dei CLAP (Comités Locales de Abastecimiento y Producción) nonostante i tentativi di boicottaggio dei paesi alleati USA vicini. Infatti, solo nel corso del 2018, il governo della Colombia ha impedito l’ingresso di oltre 25 mila colli di cibo CLAP, mentre le banche internazionali hanno ostacolato il pagamento di altri 18 mila colli,

Ovviamente le politiche di aggressione economica e i blocchi hanno colpito anche lo stato della salute pubblica del Venezuela. I presidi medici d’emergenza non arrivano a causa di un’ordinanza firmata da Donald Trump nel 2017. Inoltre c’è da aggiungere  i vincoli internazionali per l’importazione di particolare trattamenti medici, come ad esempio il rifiuto della Citibank di ricevere il pagamento per l’acquisto di 300 mila dosi di insulina, l’ostruzione in Colombia di una spedizione con farmaci contro la malaria, e il recente blocco dalla Spagna della compagnia aerea Iberia di 200 mila unità di farmaci per le malattie croniche, che il Venezuela aveva acquistato dal Qatar. E poi si imbastiscono le sceneggiate con qualche camion di “aiuti” al confine….

Fortunatamente anche in questo caso, il governo Venezuelano ha saputo destreggiarsi all’interno della crisi cercando di non far mancare alla popolazione i presidi sanitari e le cure necessarie.  Con il supporto dell’OMS e dei rappresentanti dei medici cubani è stato attivato il piano nazionale vaccinale gratuito per il 2018. Solo durante i mesi di aprile e maggio è stato sviluppato un processo di vaccinazione con oltre 11 milioni di dosi. Inoltre, grazie alla cooperazione con la Cina, è potuta giungere nel settembre del 2018 la “nave ospedale” Peace Ark al fine di fornire assistenza specializzata al paese.

Il Governo Venezuelano continua a dare seguito alla maggior parte delle missioni sociali aperte, tra le quali ricordiamo la Mision Gran Vivenda che prevede la costruzione di circa 3.000.000 di case popolari da ultimare nel 2019: ad oggi consegnati 2.599.678 alloggi ammobiliati e recuperate 1.144.090 case attraverso un altro progetto sociale, la Gran Misión Barrio Nuevo –  Barrio Tricolor. Il popolo venezuelano non è stupido, esso conosce benissimo le cause profonde che hanno portato il loro paese all’odierna crisi, e comprende altrettanto bene lo sforzo del Governo per cercare di non lasciare nessuno indietro. I motivi per cui i ripetuti golpe e i tentativi di rovesciare Maduro sono falliti miseramente, si rintracciano nel percorso rivoluzionario bolivariano, il quale ci consegna una certezza: un altro modo di organizzare socialmente ed economicamente un Paese è possibile, ed il popolo sicuramente non vuole tornare a subire vecchie forme di colonialismo.”

 

          Prc Messina                                                                                                                  

          Comitato d’amicizia Italia-Venezuela Bolivariano