Una riflessione di Michele Bisignano

Tempo fa è stato annunciato, da vari esponenti istituzionali e politici, che Messina avrà una sua zona economica speciale.
Ma la realtà è e sarà diversa, a meno che non vi sia qualche iniziativa parlamentare a livello nazionale, in sede di ridefinizione di alcuni aspetti tecnico-giuridici riguardanti la istituzione delle Zes nelle regioni meridionali. Perché, allo stato attuale, Messina non avrà una sua Zes autonoma, ma farà parte di una realtà territoriale più estesa, nella cui gestione potrà avere, forse, solo una presenza minoritaria. Anche se va dato atto al lavoro e alla iniziativa del Commissario straordinario della Autorità Portuale di Messina e Milazzo, che ha fatto da elemento propulsivo e di raccordo con il Governo Regionale; formulando una proposta articolata in linea con il Piano Regolatore Generale Portuale, e che recepisce le indicazioni di realtà locali e di categorie sociali, ed in parte, la proposta tecnica presentata a suo tempo dal gruppo di studio costituente “Labormetro”.

Iniziativa della A.P. che ha portato all’inserimento di ampie porzioni del territorio cittadino e provinciale nella proposta di individuazione della Zes della Sicilia Orientale.

Ma rimane il problema di fondo, che, a differenza di quanto era stato sostenuto un anno fa dal Presidente della Regione e da altri rappresentanti del Governo Regionale i quali prospettavano la possibilità di una Zes correlata allo stato di Città Metropolitana, vede la realtà messinese inserita in una Zes più ampia che comprenderà anche porzioni di territori ricadenti nelle province di Catania, Siracusa, Ragusa e Caltanissetta. Ciò significa che la Zes di Messina verrà gestita da un Comitato di indirizzo, con una ” governance” che prevede un ruolo forte ed operativo del Presidente e del Segretario Generale della Autorità di Sistema Portuale, che è quella di Augusta-Catania. Ma va sottolineato che il percorso non è ultimato, ma sono necessari altri passaggi importanti e decisivi perché si abbia la istituzione, e non la semplice individuazione della ZES. Ad iniziare dalla predisposizione e presentazione di un Piano di Sviluppo Strategico che deve contenere, fra l’altro, una analisi dell’impatto sociale ed economico atteso dalla istituzione della ZES, una relazione relativa alle tipologie di attività produttive che si intendono promuovere ed attrarre, ed a quelle esistenti che si intendono rafforzare, evidenziando la sussistenza di un nesso economico funzionale con le varie aree portuali e con le infrastrutture di collegamento fra aree non contigue, l’indicazione delle agevolazioni e semplificazioni amministrative di competenza della Regione, senza oneri a carico della finanza statale, oltre altri adempimenti.

Un Piano strategico che va elaborato dopo una consultazione con i Sindaci dei Comuni i cui territori sono interessati dalla localizzazione della ZES, e con altri soggetti pubblici e privati.

Ma in tutto questo contesto, che riguarda lo sviluppo del nostro territorio, vi è un “convitato di pietra”, ovvero la Città Metropolitana e chi, attualmente, la rappresenta.

Il Sindaco della Città Metropolitana che dovrebbe svolgere un ruolo di raccordo con stakeholders operanti sul territorio provinciale, e mettere a disposizione del gruppo che, a livello regionale dovrà elaborare un piano strategico complessivo, gli strumenti di pianificazione strategica e territoriale di cui dispone l’Ente.

Perché sarebbe inammissibile che per gli indirizzi di sviluppo del nostro territorio si dovesse tener conto di decisioni assunte da altre realtà che non siano quelle riconducibili a categorie istituzionali, sociali e produttive della nostra città e della nostra provincia.”