Gentile Direttore,
prendo spunto dalla nota di Messina Web sull’Ente Fiera, e sul mancato riconoscimento del noto regista messinese Piparo, per segnalare che il maggiore organo d’informazione di Messina e della Calabria, guidato da decenni dal direttore Nino Calarco, risponde a precisi interessi economici, neanche tanto dissimulati. Una sorta di disinformazione a senso unico, esercitata in pieno regime di monopolio anche grazie alla fitta rete di compartecipazioni che legano la società editoriale della Gazzetta del Sud a quelle dei quotidiani della Sicilia, detentori a loro volta della proprietà di quasi tutte le maggiori emittenti televisive siciliane.
Nei fatti non esiste testata nel Sud Italia che non intrecci i propri azionisti con quelli del ” giornale del Ponte”. Se poi si pensa agli accordi di mercato per la produzione delle pagine di politica interna ed estera con i quotidiani del gruppo Monti-Berlusconi ( La Nazione, il Resto del Carlino, Il Giorno, Il Giornale, Libero ecc. ecc.), o a quelli delle tipografie siciliane, possiamo affermare che la forza monopolistica della società editoriale che sta dietro la Gazzetta del Sud è invadente quasi quanto l’anomalia italiana rappresentata dal gruppo politico economico di Mediaset. Basterà dare un’occhiata alla proprietà e agli uomini che compongono il consiglio d’amministrazione della Gazzetta del Sud per comprendere come mai il quotidiano e i suoi soci si siano caratterizzati in tutti questi anni per il furore della criociata a favore del Ponte sullo stretto. Il quotidiano diretto da Calarco si caratterizzò fin dai primi anni 70 per numerosi articoli contro i giudici che indagavano sulla superloggia massonica di Licio Gelli, definendoli ” filocomunisti”, e ipotizzando anche la loro partecipazione ad un ipotetico complotto.
Nonostante la scoperta delle liste P2, il quotidiano messinese, continuerà a pregiarsi dei fondi e degli editoriali di alcuni giornalisti e politici affiliati, come Gustavo Selva tessera nr. 1814, già direttore del GR2, poi parlamentare di AN.
Emblematica fu la dichiarazione del senatore Calarco durante un’intervista Rai: “ Se la mafia fosse in grado di costruire il Ponte, benvenuta la mafia“.
Per Calarco in pratica, la criminalità organizzata avrebbe tutto da perdere con la realizzazione dl Ponte, perchè la militarizzazione del territorio che ne deriverebbe, impedirebbe la realizzazione dei traffici nell’area dello stretto. Peccato però, che di questi traffici, come di tutte le grandi questioni politico-mafiose che hanno inquinato il territorio dello stretto in tutti questi anni, la ” Gazzetta del Sud” non sia mai stata prodiga di inchieste e di denunce.

La saluto cordialmente.

Emanuele Ferrara da Prato (emanuele50.ferrara@hotmail.it)