Gentilissimo Direttore,
ogni cittadino elettore, prima di andare a votare, dovrebbe avere il sacrosanto dovere di conoscere profondamente la moralità e l’etica di ogni candidato.
I fatti degli ultimi anni per molti non rappresentano una novità, perchè l’informazione in Italia, non funziona come dovrebbe, e perchè il monopolio televisivo gestito da un solo ed unico padrone, ha messo a tacere, tutti gli intrighi ed i misfatti che hanno visto protagonista ormai da molti anni, uno dei personaggi più inquietanti della storia politica italiana, un imprenditore senza scrupoli, che ha avuto la capacità di servirsi della politica, eludendo le leggi e mettendosi al riparo dalla sentenze per gravissimi reati, sfuggendo al suo passato ad alle sue enormi responsabilità, in cambio di favori, conquistando così la fiducia degli italiani con la frode e la corruzione. Ma che concetto può avere del mercato un industriale che agisce fuori dalle leggi dello stato truffando le regole del gioco, corrompendo giudici e finanzieri, avvocati, giornalisti e politici? Questo sarebbe l’uomo che gli italiani hanno votato per riformare l’economia e portare definitivamente il sistema capitalistico italiano in Europa? Sono queste le domande a cui Berlusconi deve rispondere davanti all’opinione pubblica. Dimostri di non essere un capitalista che deforma le regole  per trarne dei vantaggi personali. Ma chi è veramente Silvio Berlusconi? Come ha costruito il suo impero? Procediamo con ordine. In una delle sue ultime interviste il giudice Borsellino raccontava che la mafia negli anni 70 fece un  vero e proprio salto di qualità, investendo enormi capitali provenienti dal traffico di droga in piazze più remunerative della depressa Sicilia: Milano e la Svizzera. Infatti la mafia aveva deciso di investire sulla piazza di Milano, ma per fare questo aveva bisogno di uomini che facessero da tramite nella realizzazione degli affari. I settori di investimento sono molteplici, ma si privilegia l’edilizia, perchè la mafia sa bene come muoversi in questo settore, avendo già avuto in passato una esperienza rilevante come il “Sacco di Palermo”, dove alcuni mafiosi, legati a uomini politici della DC, acquistavano dei terreni fino ad allora agricoli, che in seguito alla compiacenza di sindaci e assessori, venivano trasformati in terreni edificabili, aumentando a dismisura il profitto. Inoltre, in diversi quartieri, il comune di Palermo, consentì di abbattere vecchie costruzioni, anche storicamente importanti, per costruire nuovi quartieri, onde favorire imprenditori e proprietari vicini ai mafiosi. Questo periodo, vede al potere prima Lima e poi Ciancimino. Siamo negli anni 60, un periodo di forte espansione edilizia, girano montagne di soldi, senza che si guardi tanto per il sottile. La mafia era già presente sulla piazza di Milano con il banchiere Michele Sindona che in quegli anni era un uomo potente, protetto dalle organizzazioni criminali e dalla corrente di Andreotti. Sindona oltre a controllare pienamente il Banco Ambrosiano, era presente in città con un’altra piccola Banca, che utilizzava i suoi traffici, una banca segnalata più volte comne “Banca mafiosa”, chiusa, per essere stata assorbita dalla Popolare di Lodi. Era la Banca Rasini. Risultano correntisti
di questa strana banca, noti esponenti del clan Fidanzati, del clan Bono, ma anche personaggi della mafia come Carmelo Gaeta, Robertino Enea, Pippo Calò, Totò Riina e qualche prestanome di Bernardo Provenzano. Insomma il fior fiore della mafia palermitaa, la stessa con cui ha sempre avuto piacevoli rapporti il consigliere di Berlusconi, quel Marcello Dell’Utri, condannato in secondo grado a sette anni per collusione mafiosa. Intanto la Banca Rasini viene assorbita dalla Banca Popolare di Lodi e la Credieuronord, la banca della Lega Nord dichiara fallita, viene anch’essa assorbita dalla Popolare di Lodi. Le operazioni di queste banche sono illegali ma nessuno intervene, e la Banca D’Italia che ha compiti ispettivi e di controllo, se ne guarda bene dall’intervenire. Il capo della Banca Rasini con poetere di firma era Luigi Berlusconi, padre del non ancora famoso Silvio, attuale presidente del Consiglio e presidente del Milan Calcio. Nel 1961 Silvio Berlusconi, ottiene proprio dalla Banca Rasini, il primo finanziamento di 4 miliardi delle vecchie lire, per acquistare un terreno edificabile a Brugherio. Nasce così la Edilnord, una Sas, il cui socio accomandante, cioè quello che mette i soldi, è la Finanzierungesellschaft fur Residenzen Ag di Lugano, legalmente rappresentata dall’avvocato Rezzonico. A quest’epoca risale il sodalizio con Marcello Dell’Utri, che nel 1964 era alle dipendenze di Berlusconi con la Edilnord. Dell’Utri, intanto, intrattiene rapporti con un certo Rapisarda, legato al sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino. Nel 1970 diventa presidente della Bacicalupo, una piccola società di calcio, attorno alla quale, girano personaggi mafiosi, come Cinà, Mangano, e Boutade che riappariranno poi negli anni a venire. Dell’Utri, entra in quegli anni alla Sicilcasse, un’altra banca in odor di Mafia, e dopo una rapida carriera, si trasferisce stabilmente a Milano, alla corte di Berlusconi.

Incomincia un giro vorticoso di soldi e di società, che nascono, cambiano nome, e poi muoiono. Qualche tempo dopo, alcuni funzionari dell’antiriciclaggio di Milano, indagando su alcuni capitali provenienti dalla Svizzera, dichiarano: ” queste società a responsabilità limitata deliberano aumenti di capitale sproporzionati da 20 milioni a 2 miliardi”. La cosa puzza di marcio! Se poi l’aumento viene sottoscritto con denaro giacente della Federazione elvetica, allora c’è la certezza che si tratti di soldi mafiosi. Qui siamo ancora in una fase sperimentale dei rapporti tra mafia e Berlusconi, rapporti che in seguito diventeranno talmente stretti, con l’ingresso sulla scena di un altro personaggio, amico di Dell’Utri: Vittorio Mangano, un presunto stalliere, ma in realtà un mafioso, dedito al traffico di stupefacenti. Nel 1974 il Mangano, viene assunto da Berlusconi a ava a vivere nella sua casa, ufficialmente come fattore. Un anno dopo viene arrestato, allontanato e poi riaccolto in casa Berlusca. Ma perchè un grande imprenditore che sta avendo un enorme successo, sente il bisogno di mettersi in casa un noto mafioso, pregiudicato per traffico di stupefacenti? La cosa gli viene contestata anche dalla polizia, ma Berlusconi si giustifica dicendo che non ne conosceva i trascorsi. Dichiarazione falsa!

I precedenti di Mangano erano ben noti ed è del tutto impensabile che, in un periodo di sequestri, un imprenditore ricco e potente come Berlusconi, si metta in casa uno sconosciuto, senza accertarsi di chi realmente egli sia. Inoltre, non si comprende perchè dopo l’arresto e quindi dopo la completa conoscenza dell’uomo, costui viene riaccolto in villa come se nulla fosse accaduto.
In realtà Mangano è una sorta di garante, in quanto in periodi si sequestri, la presenza di un mafioso garantisce all’esterno Berlusconi, che dunque è un protetto ed un intoccabile. Nello stesso tempo fa da gante del rispetto dei patti contratti con le organizzazione mafiose. Sono gli anni dei grandi affari, la macchina gira a pieno ritmo. Si costruisce Milano 2 che segnerà il definitivo lancio di Berlusconi, con capitali provenienti
dalla Svizzera, da parte di finanziatori che rimarranno sempre ignoti e che lo sosterranno nell’ingresso e nell’acquisto delle frequenze TV, facendolo diventare uno dei più potenti uomini del mondo. Quegli anni coincidono con il massimo della potenza della Loggia Massonica P2, così come quella di Berlusconi e molti suoi uomini politici e di governo come Martino, Cicchitto, e Pisanu. Il piano della P2 oltre che sbarrare la strada alle forse di opposizione, mirava al controllo dell’informazione. Il piano viene messo in tatto da Berlusconi. che grazie sempre a capitali ignoti, può permettersi di battere il gruppo Mondadori che controlla l’Espresso e Repubblica. La P2 in quegli anni controlla anche il più grande giornale italiano il Corriere della Sera. Come si vede ci sono degli intrecci spaventosi, e in questi intrecci una parte rilevantissima sono i traffici di droga. E’ da lì che provengono gli enormi capitali che permettono di acquistare segmenti di mercato sempre maggiori e di aumentare a dismisura i profitti. Pertanto si rende necessaria una fitta rete di società e di complicità che permette di ricollocare il denaro mafioso nel circuito legale. Infatti non è certo un caso se la destra italiana e la mafia, sono da sempre contrari alla legalizzazione degli stupefacenti, nascondendosi dietro l’ipocrisia di una questione morale, perchè perderebbero la loro fonte primaria di finanziamento. Ma questa è un’altra storia. Come avete potuto constatare, il periodo del rapporto organico
tra Berlusconi e la mafia, interessato dalla presenza di Mangano nella villa, coincide esattamente con il boom del traffico di eroina e l’enorme disponibilità di denaro che Berlusconi riesce ad accumulare. Ora poiché il cavaliere, non ha mai chiarito quale sia la provenienza di questo denaro, non è difficile pensare che questi enormi capitali, provengano da una intricatissima serie di scatole cinesi, società ombra, paradisi fiscali, dove siano coinvolti personaggi mafiosi che hanno stretto con lui un patto di ferro: noi ti sosteniamo, ti facciamo diventare uno dei più potenti uomini della terra, a condizione che tu entri in politica, assumi il comando
dello stato e impedisci alla sinistra di comandare. Attenzione, non sono i comunisti a pensare queste cose, bensì l’informativa della Guardia di Finanza, dove si legge che Berlusconi viene ritenuto il centro di un grosso traffico di stupefacenti, ma anche la polizia Svizzera, segnala Berlusconi come uomo oscuro ben diverso dal sorridente uomo pubblico, crocevia di un gigantesco giro di riciclaggio di denaro. E credetemi, non sono accuse campate in aria, basta vedere la mole enorme dei riscontri. Ma chi avrà il coraggio di portare nel dibattito politico questi dati e questi riscontri? Per adesso nessun uomo politico di opposizione ha avuto questo coraggio, tranne qualche tenace e pungente giornalista, ma ciò non può certamente bastare a sconfiggere una politica e un uomo che ormai da circa 20 anni domina il paese con pratiche illegali e delinquenziali che lungo andare come qualcuno ha scritto, finiranno per far sprofondare il paese in un abisso sempre più oscuro e allora sarà veramente la fine democrazia in Italia. ( Tratto dal mio libro ” Le verità nascoste” scritto nell’ottobre 2008).

Con infinita stima

Emanuele Ferrara da Prato