Gli esperti di sicurezza di G Data hanno scoperto un nuovo programma spia molto sofisticato che avrebbe consentito un attacco di spionaggio su larga scala.
L’obiettivo, secondo il portavoce di G Data, Thorsten Urbanski, sono installazioni militari, agenzie governative e grandi imprese.
Il software dannoso opera in autonomia e si diffonde ad altri computer reti infetti. Questo permette che vengano colpiti anche i dispositivi che non sono collegati a Internet, al fine di essere spiati. Secondo gli esperti di sicurezza, il software è inosservato ed attivo da circa tre anni: “Partiamo dal presupposto che il software ha avuto tempo sufficiente per acquisire i dati nella misura desiderata e di infliggere danni”, spiega Thorsten Urbanski.
Chi ci sia esattamente dietro l’attacco, anche gli esperti non sono in grado di saperlo, ma pare che il codice è stato scritto da sviluppatori di lingua russa.
A causa della complessità del programma, gli esperti suggeriscono che dietro il software in questione vi sia una grande capacità di persone e mezzi.
Secondo G Data, è molto probabile che il “viurs” sia utilizzato da un segreto: “Per le specifiche tecniche, per esempio nel campo della crittografia, suggeriscono che dietro l’assalto vi sia lo stesso gruppo che nel 2008 ha portato l’attacco informatico contro gli Stati Uniti. A quel tempo, l’esercito americano è stato spiato dal malware “Agent.BTZ”.
Quali paesi siano interessati da esattamente l’attacco non è ancora noto, “ma appare scontato che si tratti di un problema globale”, spiega Thorsten Urbanski.
Una notizia, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che dopo quelle annunciate nei mesi e nei giorni scorsi circa i numerosi attacchi informatici che riguardano anche la privacy dei cittadini, fa emergere l’inquietante clima da nuova guerra fredda che non si combatte più con una strategia basata sul braccio di ferro “nucleare”, ma sulle capacità informatiche dei vari servizi d’intelligence degli stati.
In tutto ciò, come al solito, ne va della riservatezza dei cittadini che rischiano di essere costantemente spiati in tutte le loro attività quotidiane.
Giovanni D’AGATA